lunedì 31 marzo 2008

quel poco che riesco a fare

endecasillabo progressivo con ultimi due versi in rima:

Di
terra
smarrita
si riempiono
le mie valigie.
Ho imparato ad
amare di distratta
riconoscenza. E poi
senza voltarmi al risveglio
smettere di chiedermi che fare
come una sposa al suo altare.


acrostico:

Girare come una trottola, ma più forte.
Rimpicciolirmi piccola, accartocciata sotto il materasso.
Ieri ho dormito l'ultima volta, stanotte dovrò farlo ancora.
Dimenticate di avermi vista, quel che succede di giorno non conta.
Annullare le ore notturne, e le loro grida.
Nominerei un dio capace di farlo, se solo ne conoscessi uno.
Odore di amputazioni, di carne fredda, di madri annegate.
Tremo come se avessi freddo.
Tremo. ed ho freddo sul serio.
Un'ultima volta ancora, se si potesse, un'ultima volta ancora.
Risucchiare il mio vomito in grembo.
Nascere da un'altra parte.
E morire anch'io una volta sola, come tutti.

venerdì 15 febbraio 2008

incipit

tutte le mattine del mondo sono senza ritorno

non mi guardate al mattino ho le palpebre rosse
di notte dormo con gli occhi aperti.
quel giorno sono fuggita dal mio corpo e ho ritrovato un fantasma
che mi dondolava
ero io allora e lo sono anche adesso
ma peso molto più di quello che sembra.
amare vorrei amare anch'io ma a chi dire
che quello che vorrei è solo un figlio di cui prendermi cura
e che loro,
loro si prendessero cura da soli, che io ho toccato troppe bocche.
se riuscissi a non dormire potrei stare meglio, se riuscissi
a non dormire
morirei una volta sola, come tutti.
ero nella città dei ponti quando decisi di riprendermi il mio corpo
che non l'avrei più regalato a nessuno
che non volevo vederlo così.
ero avvizzita e senza denti e in quella città c'era molto vento
ed ero fragile
pedalavo contro senso per sfidare la mia forza
e poi girai perchè era una cosa stupida
e cominciai a correre, andavo forte,
scivolavo via.
se ritornassi da dove sono venuta potrei non sopportarlo,
Dante all'inferno ci è andato solo una volta
è passato da lì e poi è arrivato in paradiso,
non ci è mica tornato all'inferno.
se potessi tornare da dove vengo non correrei il rischio di perdermi.
conosco così bene la strda che non avrei difficoltà a trovarmi,
quindi meglio non rischiare.
quando proprio non riesco ad essere presente
mangio la collana o il filo del telefono,
mi tocco le dita dei piedi in imbarazzo
o faccio clop clop con la lingua.
facco così e quasi mi dondolo come il fantasma,
però rischio di girare in tondo, non di più.
quando la mattina è ancora notte conto le ombre delle mie dita
e sono sempre più di dieci
e chissà perchè quando le ritrovo alla luce sono quante ne dovrebbero essere
però tremano
e se volessi fotografarle non potrei metterle
a fuoco.
quando c'è vento il mio corpo è più stabile
ed io a volte mi stendo, al tramonto, e
lo sento parlare
e poi la voce di mia nonna che mi arriva alle orecchie
lei a lamentarsi per il freddo
io a gongolare se è maestrale.
l'ora migliore per essere sola è il tramonto
quando i miei occhi si affaticano
e diventano diversi dagli altri.
già detto che dalla terrazza vedo montagne
poi di nuovo il vento
e lampioni.
metto gli occhiali per vederci meglio
poi li tolgo di nuovo per vederci come vedo io.
amica miopia, che quando non hai voglia di capirci troppo,
basta non correggerla.
una donna mi ha disegnato e mi ha dato un nome e
un uomo si è innamorato di me.
se sapesse chi sono scapperebbe, continuo a dirmi,
e vorrei chiedergli che strada farebbe,
per andarmene anch'io.
ma ho promesso al mio corpo di non lasciarlo più solo
che quando è solo comincia a stare male.
è me che dovrei vomitare, non il cibo.
sputarmi fuori e prendere un po' d'aria.
la testa chiusa dalle tenaglie e non piango da cinque mesi.
vorrei tornare in bicicletta e sbucciarmi le ginocchia, bruciarmi,
corrodermi.
che se uscisse un po' di sangue potrei usare le ginocchia per piangere.
e invece solo lividi. ottusi, viola, introversi.
se doveste chiedermi come mi chiamo ci metterei qualche secondo a rispondere
e, in assenza di una risposta,
balbetterei per coprire il silenzio.

domenica 27 gennaio 2008

venerdì 18 gennaio 2008 ore 00:15

sono innamorata
di
johnny pesce.

domenica 13 gennaio 2008

hai bisogno di me

l'unica cosa che mi fa incazzare di meno
è un punto in più per la mia vanità.
hai bisogno sempre delle mie parole per
ottenere qualcosa, anche per non essere carino.
da solo non ce la puoi fare.

sabato 12 gennaio 2008

trottola

c'erano giorni in cui mi piacevano i muscoli
i cascamorto sotto casa
le moto e l'amore sulla spiaggia

altri giorni le poesie di majakovskij
le bandiere al vento
la marsigliese e l'internazionale socialista
i visi coperti alle manifestazioni

giorni in cui volevo divertirmi
così chiedevo al professore di religione
dove fosse dio
e perchè si prendesse il merito quando il mondo era bello
e mettesse in mezzo il libero arbitrio quando qualcosa andava storto
e poi restavo a guardare la sua faccia

giorni in cui non avevo nessuna voglia di divertirmi
e allora gli chiedevo perchè la gente come lui pensasse che
mia madre non sposata e con una ragazzina
non fosse un modello sano per la società

ma le sue risposte non mi interessavano quasi mai
e allora senza aspettarle andavo via
sbattendo la porta alle mie spalle
come facevano i duri nei film americani
che era l'unica cosa che aspettavo di fare
e per la quale cominciavo le discussioni con lui

un giorno mi misi a ballare per imitare mia madre
perchè era bella e tutti la guardavano
e io volevo essere come lei
(e se sembra banale è perchè è una cosa dolce)
volevo anche camminare in passerella come lei
ma quello non mi riusciva tanto bene

ho continuato a ballare
quasi tutte le notti
ma mai sul serio
mai una scuola di danza
nemmeno una palestra

qualcuno mi ha detto che lascio sempre le cose a metà

avevo una nonna prima che diventasse pazza
in quel tempo io ero come una trottola
mai nello stesso posto
mai con le stesse persone
ogni tanto mi aggrappavo a qualcuno per tenermi ferma
la trottola era più forte e continuavo a girare
e giravo e giravo
lei ogni tanto cercava di agguantarmi
e di farmi sedere a tavola all'orario giusto
per tre volte al giorno
colazione pranzo e cena
tre atti
un palcoscenico
io ero la bambina lei faceva la famiglia
ho apprezzato quello che ha fatto per me
le sono riconoscente

un giorno mi ha detto
tu non ti metti mai in gioco
avevo quindici anni
e lo sapevo già da un po' che aveva ragione
lo sapevo che non mi mettevo in gioco
ma non sapevo il perchè
ancora non l'avevo capito ancora non me l'avevano detto.
quel pomeriggio mi fece un discorso
uno di quei discorsi seri
su come prendersi la propria vita
su come lanciarsi nel vuoto ed imparare a cadere
e non diventare come lei
quei discorsi che non dimentichi più

ora non mi farebbe più quel discorso
non ci crede
la vita per lei è solo una sequenza di tragedie
le chiama proprio così
tragedie senza soluzione
neanche per me
neanche se sono giovane
neanche se sono in gamba
niente

se ho dei problemi
lei mi guarda come fossi un bastardo lasciato in un canile
che aspetta di essere soppresso

si prende la mia vita la sfoglia e
si rassegna
come non ci fosse niente da fare

le sono riconoscente
ma non le ho mai detto che poteva arrivare a tanto

la mia trottola ancora gira ma guido io
e vado piano
e so perchè vado piano

gioco poco e
a carte coperte
voglio sapere chi si siede al mio tavolo
e porto sempre io i mazzi
ho imparato anche a barare

così a volte mi frego da sola e
una delle mie carte si gira ed io fingo di non accorgermene
non dura molto
ma ho giusto il tempo
di correre a leggere majakovskij
e di andare a fare l'amore sulla spiaggia.

giovedì 3 gennaio 2008

quando sarai felice?

l'ho chiesto alla mia amica.
avrei voluto che lei lo sapesse
ma non lo sapeva.

ci accadranno le cose migliori.

sabato 29 dicembre 2007

rebecca. pattini. poker.

rebecca corre sui pattini
ed io compro magliette estive.
penso a una donna tra sei mesi
con un sorriso largo e la pelle lucente
che non prova vergogna a spogliarsi di fronte allo specchio.
che riesce di nuovo a toccarsi.
che ama passarsi le dita tra i capelli quando è sicura
e in mezzo alle dita dei piedi quando si imbarazza.
che si gratta il naso quando qualcuno che le piace la guarda.
capelli
piedi
naso.
pancia
gambe
ombelico
mani
seno
braccia
collo.
ce li ho tutti.

la mia vita ricomincerà tra sei mesi
e allora già ci sarà il sole.

questo presente non mi si addice.

una minigonna a pois regalata dalla mia migliore amica per un bel compleanno a parigi
le gambe nude che girano sulle punte
canzoni dolci e spiritose da ballare.
scriverò poesie invece di racconti
e il resto del tempo in acqua.

quando rivedrò rebecca pattinerò con lei.
quando rivedrò rebecca la ascolterò di più
e le insegnerò qualcosa.
chè io sono brava sui pattini.
rebecca. sua madre, suo padre e sua sorella.
poker.